SEGNI DI CURA
Mostra personale di Giuseppina Irene Groccia – GiGro
Duomo di Cosenza
23 Maggio – 5 Giugno 2026
Direzione artistica Mariateresa Buccieri
Inaugurazione della mostra ore 16:30
Prenderà vita tra le navate del Duomo di Cosenza la nuova mostra personale di Giuseppina Irene Groccia, quinto appuntamento della rassegna Segni di Cura, inserita nelle celebrazioni dedicate ai 450 anni della Madonna del Pilerio, presenza amata e custodita dalla città sin dal Seicento.
Nel cuore antico di Cosenza, la Cattedrale di Santa Maria Assunta attraversa i secoli come un luogo sospeso, dove la pietra custodisce il passaggio delle epoche e il silenzio sembra trattenere ancora il respiro della città. Le sue architetture gotico-cistercensi, la luce che filtra lenta sulle colonne, il silenzio che si raccoglie sotto le volte, restituiscono ancora oggi l’idea di uno spazio pensato per accogliere. Dentro questa dimensione millenaria, l’arte contemporanea trova una collocazione naturale, quasi un passaggio ulteriore della stessa storia.
La mostra, curata da Mariateresa Buccieri insieme all’organizzatore Sergio Stumpo e a Don Luca Perri, rettore del Duomo, vede la collaborazione delle associazioni AlterEgo ASC, APS Agorà ETS e Think Tank Trust, impegnate nel progetto Segni di Cura, percorso artistico e letterario destinato ad abitare il Duomo fino al 2027 attraverso la presenza di artisti e interpreti culturali del territorio.
Per questa occasione Giuseppina Irene Groccia, presenta dodici opere della serie Emotive Art, esito della sua ricerca più recente. Tele di grande formato in cui la pittura incontra la rielaborazione digitale senza perdere la centralità del gesto, della materia cromatica, della figura femminile. Le donne che abitano questi lavori sembrano muoversi dentro una dimensione interiore fatta di conflitti, esitazioni, desideri e fragilità che affiorano nello sguardo. Ogni volto restituisce la complessità emotiva del femminile, sospesa tra ciò che viene trattenuto, custodito e ciò che lentamente emerge.

Ed è proprio qui che il concetto di cura assume una forma sottile e necessaria. Cura come ascolto delle proprie stagioni interiori, come riconoscimento dell’altro, come gesto capace di attraversare il volto umano e trasformarlo in presenza condivisa. Le figure femminili dell’artista si inseriscono così nel respiro simbolico della Cattedrale e trovano un naturale accostamento all’immagine della Madonna del Pilerio, madre e custode della città, riferimento affettivo prima ancora che religioso.
L’intero percorso espositivo sembra costruito come una costellazione discreta attorno alla Vergine. Dodici opere, come dodici richiami visivi disseminati nello spazio sacro, evocano i medaglioni che ornano l’iconografia della Madonna del Pilerio e che da secoli accompagnano lo sguardo dei fedeli. Non un rimando didascalico, ma una corrispondenza silenziosa, quasi un ritmo nascosto tra le immagini contemporanee e la memoria devozionale della città.
Accanto ai quadri prenderà forma anche un itinerario poetico e filosofico pensato per accompagnare il visitatore lungo l’esposizione. Le opere non verranno semplicemente affiancate ai testi poetici, ma intrecciate attraverso un attento lavoro di corrispondenze. Ogni quadro troverà la propria voce in un testo poetico, in un passaggio scritto dalla stessa autrice, attraverso una voce capace di amplificarne la risonanza emotiva e simbolica.
L’intreccio tra opere e poesia sarà introdotto dallo storico Stefano Vecchione, figura attiva nel panorama culturale e letterario, spesso impegnata nella presentazione e nel coordinamento di incontri dedicati alla saggistica e alla narrativa contemporanea. Il suo intervento accompagna l’impianto curatoriale del progetto e definisce il dialogo tra immagini e testi poetici, restituendone una lettura complessiva.
Il format ideato dall’artista, accolto con sensibilità dalla curatrice Mariateresa Buccieri, trova piena realizzazione grazie al coordinamento poetico del professore Giuseppe De Rosis, figura centrale del panorama letterario del territorio. Saranno i lettori Placido Bonifacio, Rossella Scaramuzza, Franco Cirò, Maria Curatolo, Maria Romeo e Francesca Cannavò ad accompagnare il pubblico lungo questo cammino di parole e immagini, trasformando la visita in un’esperienza condivisa di ascolto e contemplazione.
Dentro questo intreccio di linguaggi si inserisce anche “Aura”, abito creato dall’artista Veronica Martino in arte SoeVe, presenza scenica che entrerà nel percorso espositivo come una figura narrativa ulteriore. Indossato dalla modella Francesca Marzullo, l’abito entrerà nel percorso espositivo come presenza simbolica , pensata per tradurre nel corpo e nel movimento i temi della mostra. Il professore De Rosis ne propone una lettura che muove dal nome “Aura”, ricollegandolo a Laura e al lauro poetico, fino all’idea di ispirazione che accompagna la scrittura e alla sottile aura di sacralità dell’arte, oggi più rarefatta ma ancora riconoscibile nei suoi segni. In relazione con le opere, con la parola poetica e con la dimensione spirituale del Duomo, “Aura” diventerà una figura di passaggio tra contemplazione e rito, dentro un linguaggio unitario dove immagine, voce e presenza convivono nello stesso respiro espressivo.
Nel tempo giubilare che Cosenza sta vivendo, Segni di Cura assume la forma di un percorso in cui arte contemporanea, parola poetica e patrimonio spirituale si incontrano e si riconoscono, riportando al Duomo una funzione di dialogo tra linguaggi e tempi differenti. La Cattedrale si offre così come luogo di relazione tra comunità ed esperienza estetica, mentre le opere accompagnano il visitatore dentro una riflessione sul femminile e su un’idea di cura che va oltre l’accudimento e si apre all’ascolto delle fragilità, alle trasformazioni interiori e a una forma di vicinanza capace di generare senso, fino alla possibilità della bellezza di farsi presenza comune e traccia che si protrae oltre lo sguardo.
La mostra sarà inaugurata il 23 maggio alle ore 16.30 e resterà visitabile fino al 6 giugno, tempo offerto allo sguardo per sostare nel silenzio che mette in dialogo lo spazio sacro e le opere disposte come in una silenziosa preghiera. Un invito a entrare nel Duomo e lasciarsi coinvolgere da questo incontro sommesso, dove ogni segno sembra trattenere il respiro della città e restituirlo, con misura, alla sua forma più luminosa.
L’artista è attualmente impegnata in un articolato percorso espositivo ed editoriale che la vede presente a Dubai presso la Star Home Gallery e la The Bridge Art Gallery, oltre alla sua attività di ricerca e divulgazione sviluppata attraverso il blog L’ArteCheMiPiace e il magazine ContempoArte, piattaforme attraverso cui approfondisce e racconta pratiche e linguaggi dell’arte contemporanea.