Arianna Mosconi, ciclo poetico
E se nel tempo gemerò nel mio patire,
la mia anima si stropiccerà stagliandosi
sulle sponde del corpo nell’attesa
di un’alba che si affacci all’imbrunire.
E se non troverà in esso una battigia
Che possa attanagliarla alla terraferma,
insegnami a lasciare di me vestigia,
non al tempo che voluttuoso accelera
il suo passo inerme.
E se nelle viscere del mio sentire
mi perderò , dimentica anche di me
con un ditale d’amore riportami
ancorata a te.
E se nei mei spazi di candore
Perderò tratti di vita ,
cuci a te le mie dita.
Mio amato che in base a me muti
e me stessa hai mutato,
al quale mi accingo ad unirmi
in un giaciglio indefessa di parole,
per placare ieri come oggi
i palpiti del cuore.
Per te che il tuo palmo appoggi
sul mio come un popolo trova
fondamenta nel suo Dio.
Nel ventre della pace
Nel ventre di Maria,
la pace non ha colore d’ebano,
né profumo d’ulivo,
per i corpi crocifissi al loro destino ,
privati di un azzurro mattino,
mentre il cielo di pietà,
verso il loro sguardo sembra privo .
nel ventre di Maria,
nella sua patria di manna e miele,
la pace cresce come onda di mare,
nella sua intensità,
per ogni proiettile che un bambino riesce a schivare.
La pace cresce come girasole tra i rovi,
appena la bocca si riesce a saziare.
E negli occhi delle madri
In fila per il cibo,
la Vergine si rispecchia annichilita,
in loro che sembrano scarabocchi senza vita.
NONNA
Ad incontrarti son pronta
Or che un bagliore
nei tuoi occhi tramonta,
mentre mi tieni le mani
e mi sorridi
con la tua fierezza.
Il mondo
ancora una volta
ti piace sfidare.
Avvolta
nel tuo alone di pace,
in te mi par di vedere
un passero impaurito,
quasi atterrito
che ha bisogno
di esser rassicurato
con tutto il cuore, cullato
Nonna
senti ancora
il mio amore intenso
che si espande
per tutto l’universo?
Seppur sei isolata
da una nube dorata
ancor su questa terra
tu sei invocata.
Nonna,
tu che mi hai insegnato
a lottare
e sempre di più
a sperare,
che mi hai donato
sempre gioia e allegria
seppur coi tuoi occhi profondi
velati da una certa malinconia.
Nonna,
ora io so …
tu vivi con serenità
là, nell’immensità.
IL VENTRE DELLA PACE
Nel ventre di Maria,
la pace non ha colore d'ebano,
né profumo d'ulivo,
per i corpi crocifissi al loro destino,
privati di un azzurro mattino,
mentre il cielo di pietà,
verso il loro sguardo, sembra privo.
Nel ventre di Maria,
nella sua patria di manna e miele,
la pace cresce come onda di mare,
nella sua intensità,
per ogni proiettile che un bambino
riesce a schivare.
La pace cresce come girasole
tra i rovi,
appena la bocca si riesce a saziare.
E negli occhi delle madri
in fila per il cibo,
la Vergine si rispecchia annichilita,
in loro che sembrano scarabocchi senza vita.
SOLITUDINE CONTEMPLATIVA
Mi ritrovo sola a ricamare l'anima in frantumi.
Percepisco la sua fattezza, un tafta increspato intriso d'una miriade di profumi.
Sa' d'agrumato, di brezza leggera portata dal mare,
sa' di salsedine, quest'anima sola d'amare.
Tronco d'ulivo secolare, intrecciato da burrasche interiori,
nulla e nessuno lo può annientare,
nonostante sia affranto da una infinità di dolori.
L'animo mio rinasce dalle ceneri,
è una fenice vagabonda, gabbiano innamorato,
ha bisogno dei suoi spazi di solitudine per esser riparato.
Come un camaleonte che muta pelle,
la solitudine gli è di supporto
per tornare a cibarsi di stelle e gioire nelle beatitudine.


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